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Erasmus

 

Composizione della Commissione Erasmus del Dipartimento di Biologia

Prof. Laura  Fucci
fucci@unina.it
tel: +39 081-679091; 081-679094
Sig.ra Paola Lania
paola.lania@unina.it
tel: +39 081-679000

Mobilità a fine di studio

Tutte le notizie sono reperibili al link:

http://www.unina.it/didattica/opportunita-studenti/erasmus/programma#p_p_id_101_INSTANCE_eQMIFo6IXmuz_

Scambi attivati:

http://www.unina.it/documents/11958/12107145/BIOLOGIA_2016_17_2016-03-08.pdf

Delegati e Promotori:

http://www.unina.it/documents/11958/12107145/BIOLOGIA_2016_17_Delegati.pdf

 

Suggerimenti agli studenti interessati alla mobilità Erasmus

Prima di fare domanda

  • Verificare gli accordi attivi e scegliere la meta in base all’offerta formativa dell’università partner e alla lingua del paese ospitante e/o la lingua utilizzata nello svolgimento dei corsi.
  • Visitare i siti delle università partners per consultare i piani di studio offerti.
  • Valutare la possibilità di svolgere e sostenere esami e/o attività di tesi per circa 30 CFU per un semestre o 60 per due semestri.

I  vincitori di borsa

  • Scegliere la meta seguendo l’ordine in graduatoria e coerentemente con la possibilità di acquisire CFU presso la sede desiderata. Tale fase si svolge con il supporto della Commissione Erasmus di Dipartimento.
  • Redigere, dopo l’accettazione della borsa e in accordo con un membro della commissione, il “Learning Agreement” con il quale si stabilisce quali esami svolgere presso l’ateneo partner e quali esami eliminare dal proprio piano di studi.
  • Presentare, prima di partire, presso la segreteria studenti, una domanda in carta da bollo di “Piano di Studi Individuale” (il membro della commissione Erasmus che firma con voi il “Learning Agreement” visionerà la domanda prima della consegna conservandone una copia. La mancata consegna del piano di studi individuale comporterà il non riconoscimento dei CFU conseguiti all’estero e la conseguente restituzione della borsa.

N.B. Tutte le fasi burocratiche, che coinvolgono anche l’Ufficio Internazionale, sono uguali per tutto l’ateneo e riportate alla voce “Le Scadenze di Erasmus” (2016-17) al link:  http://www.unina.it/didattica/opportunita-studenti/erasmus/programma#p_p_id_101_INSTANCE_eQMIFo6IXmuz_

 

Opinioni di studenti sull’esperienza all’estero nell’ambito del programma Erasmus

Mobilità a fine di tirocinio (trainership)

Tutte le notizie sono reperibili al link:

http://www.unina.it/didattica/opportunita-studenti/erasmus/programma#p_p_id_101_INSTANCE_064wrKJf6rvS_

Scambi attivati e promotori:

http://www.unina.it/documents/11958/12758967/BIOLOGIA_2016-17.pdf

 

Leggi le Opinioni degli studenti

Sin da quando ho messo piede all’università partecipare al progetto Erasmus è sempre stato tra i miei obiettivi. Poi, al secondo anno di magistrale quest’opportunità è arrivata anche per me. “9 mesi fuori sono tanti, troppi”, continuavo a ripetermi dopo aver accettato la borsa di studio. Oggi, a esperienza conclusa posso dire che mi sbagliavo: 9 mesi passano così in fretta che nemmeno te ne accorgi e ogni mia preoccupazione prima della partenza non aveva ragione di esistere. A Settembre ho intrapreso questa nuova avventura a Londra, presso l’University of Westminster. Nuovo ambiente, colleghi, docenti, modalità d’esame differente. Pensavo che ambientarmi sarebbe stato piuttosto difficile e invece, una volta arrivata lì ho avuto il supporto dei miei nuovi colleghi, del personale docenti e in particolare dell’ education abroad team. Sostenere esami e attività di tesi all’estero è stato tanto impegnativo quanto stimolante e mi ha permesso di crescere moltissimo sia sul piano umano che professionale. Sono e sarò sempre grata all’ Università di Napoli “Federico II” per avermi dato questa grande opportunità grazie alla quale ho trascorso i 9 mesi più intensi della mia vita fino ad oggi. 9 mesi in cui ho stravolto le mie abitudini, imparato a convivere e relazionarmi con persone provenienti da ogni parte del mondo, migliorato il mio inglese, fatto nuove e straordinarie amicizie e non in ultimo conosciuto Londra in tutta la sua bellezza. Dovessero chiedermi se rifarei mai quest’esperienza, risponderei senza esitare:” Sì, altre diecimila volte!”

F.S.

Quasi un anno fa aveva inizio quella che è stata per me l’avventura, l’esperienza più esaltante, emozionante, impegnativa e costruttiva della mia vita. Grazie al progetto Erasmus ho avuto la possibilità di andare a studiare per nove mesi in quella che è certamente la metropoli europea più cosmopolita: Londra. Ho visitato diverse città in Europa, ma per vari motivi non ero riuscita a vedere quella che maggiormente sognavo ed ambivo di conoscere, ossia proprio la capitale della Gran Bretagna. Finalmente potevo realizzare uno dei miei desideri.

Tuttavia, i mesi precedenti la partenza sono stati abbastanza pesanti a causa delle infinite e complicate procedure burocratiche e dell’ansia dovuta all’incertezza di cosa mi aspettava. Tutto ciò però non mi ha fermato nel fare l’esperienza che sognavo sin da quando frequentavo il liceo.

Finalmente, dopo tanta attesa, è arrivato il giorno della partenza. Al mio arrivo però non ho potuto gioire pienamente di tutto ciò che mi circondava poiché il mio primo pensiero era quello di trovare un alloggio, cosa non facile. Iniziavano le prime difficoltà, ma dopo un momento di sconforto e scoraggiamento ho avuto un colpo di fortuna trovando una camera nella residenza universitaria di Westminster, proprio nel cuore di Londra. Ero davvero felice, ero in una città fantastica, ma non è stato facile abituarsi a vivere da soli, a dover risolvere tutti i problemi senza qualcuno su cui contare. Fortunatamente, l’università mi ha aiutato molto ad integrarmi grazie ad incontri, gite ed una meravigliosa festa in barca sulle rive del Tamigi.

Ho iniziato a seguire i corsi universitari e questi mi impegnavano fino al primo pomeriggio; dopo frequentavo le mille attività che le società sportive universitarie organizzavano, in particolare tennis e pallavolo. Nei momenti liberi, la mia curiosità mi spingeva ad approfondire la conoscenza della città, prendevo sempre più dimestichezza negli spostamenti con bus e metropolitane mi sembrava di aver vissuto li da sempre. Il tempo purtroppo passava troppo in fretta, nel frattempo le nuove amicizia aumentavano, i problemi iniziali con la lingua diminuivano. Ho incontrato studenti americani, giapponesi, spagnoli, con cui ho condiviso parte del mio tempo libero, mi sentivo pienamente integrata in quel contesto di globalizzazione, d’integrazione. Giorno dopo giorno, ai corsi, comprendevo sempre meglio le lezioni e stilare le innumerevoli relazioni da svolgere periodicamente, non richiedevano più un grande sforzo. Gli insegnanti, con la loro disponibilità, sempre pronti ad aiutare, hanno facilitato il mio percorso di studio rendendo meno gravoso il mio lavoro. Grazie all’università, che organizzava escursioni e viaggi, ho visto luoghi incantevoli anche e soprattutto fuori città. Ciò che avvertivo, maggiormente, era il senso di libertà, di autonomia che  caratterizzava la mia permanenza li; provvedevo da sola a tutte le mie esigenze, gestivo il mio tempo senza alcun controllo, ogni decisione era solo mia. Ho scoperto di avere grande determinazione, tenacia e caparbietà; ho combattuto con me stessa per superare duri momenti di solitudine ed avvilimento. Ma alla fine il traguardo è stato raggiunto pienamente: ho superato con ottimi risultati i sei esami previsti. Il mio obiettivo era quello di non deludere prima me stessa e poi coloro che avevano creduto in me, ora posso dire di esserci riuscita.

Tutti coloro che hanno vissuto questa mia stessa esperienza affermano che chi va in Erasmus piange due volte: appena si arriva perché si vuole tornare a casa, e quando si va via perché si vorrebbe restare. Ebbene ciò è proprio quello che è successo a me.  Non potrò mai dimenticare il giorno della mia partenza, ho provato una tristezza indescrivibile. Abbondare la città, i miei amici e soprattutto il mio essere indipendente mi ha emotivamente distrutto; ancora oggi, se ci penso, mi sale un enorme magone. Ma la gioia che ho provato in quel periodo meraviglioso prende il sopravvento su quel triste momento; i ricordi che serbo dentro di me saranno sempre vivi ed indimenticabili. Oggi sono tornata alla vita di sempre, in famiglia, e anche se sto benissimo a casa mia, mi manca tutto di Londra. Sento di essere cresciuta, di essere una persona diversa, matura e responsabile. Nel mio avvenire vedo un ritorno in quella che è stata la città che ha forgiato la mia personalità, ma stavolta non sarà per studio o per vacanza ma mi auguro per trascorrerci il resto della mia vita. Grazie a chi ha permesso tutto ciò.

E.M.V.

Ciò che mi ha motivato a partire è stato il desiderio di apprendere lo spagnolo come seconda lingua straniera, conoscere una realtà diversa, sia dal punto di vista accademico che sociale e vivere in una cittadina circondata da paesaggi naturali. Oviedo è una città molto bella, non troppo grande, ma efficiente ed organizzata al punto giusto; si trova molto vicino alle città Gijon e Aviles, rispettivamente a 30 e 15 minuti di treno.La qualità dei servizi è ottima, soprattutto per quanto concerne i trasporti pubblici e la pulizia (città più pulita d’Europa 2013). Trovare l´alloggio non è stato difficile, sebbene ciò abbia richiesto tempo e pazienza. Mi è stato sufficiente recarmi all’ufficio internazionale per avere una lista degli appartamenti disponibili in città, dotata di descrizione, prezzi e contatti telefonici. Ho alloggiato quattro mesi in un appartamento con una famiglia per apprendere la tradizione locale, oltre che ovviamente alla lingua, e il resto in un appartamento con gente adulta di differenti nazionalità. Il costo della vita non è molto differente dall’Italia del nord. L’università è molto accogliente e moderna, dotata di una grande biblioteca dove era possibile prelevare fino a sei libri da restituire entro un massimo di 14 giorni per poi riprenderne altri semplicemente mostrando la carta d’identità. Inoltre, vi erano due aule computer a volte un po’ affollate, nelle quali è possibile navigare in Internet e reperire tutto il materiale didattico di cui si ha bisogno, tra cui le utilissime dispense con le quali mi è stato possibile preparare esami senza bisogno di utilizzare libri di testo (ovviamente non era cosa consigliata da determinati professori più esigenti). La sede inoltre è fornita di un bar ristorante con prezzi accessibili ed un fantastico giardino all’esterno. I coordinatori internazionali sono sempre disponibili nei confronti degli Erasmus e sempre pronti a risolvere eventuali problemi, i docenti sono altrettanto disponibili e tengono spesso dei ricevimenti per gli studenti. L’Erasmus è stata per me un’esperienza stupenda che mi ha permesso di approfondire le mie conoscenze e la mia cultura su moltissimi aspetti. Uno status che accomuna tutti gli studenti europei che decidono di dare una svolta alla propria carriera universitaria, che decidono di mettersi a confronto con altre realtà, che decidono di partire pur sapendo che le difficoltà in “terra straniera” saranno tante. Durante i 9 mesi (+1 senza borsa) da me trascorsi nell’università ospitante (Oviedo-Asturias) ho sostenuto 6 esami, tutti orali con tantissimi seminari, presentazioni in power point e laboratori durante il periodo di corsi. Le emozioni e i ricordi, sono le cose più belle che porto con me, e vanno al di là di ogni esame sostenuto, e della votazione presa.

Nonostante sotto esami non mi è stato possible, per il resto dell’anno ho avuto la possibilità di lavorare organizzando feste tematiche per studenti Erasmus e non, ed anche lezioni di Yoga private e di gruppo. yoga che insieme ad altre attività è possibile effettuare al C.A.U., centro universitario a prezzi modici. Oviedo si è rivelata una scoperta, capitale del paradiso naturale delle Asturie una città piena di stimoli per uno studente universitario amante della natura come il sottoscritto.

In conclusione, l’Erasmus è un’ottima occasione per migliorare una lingua straniera, per viaggiare, divertirsi e conoscere ragazzi provenienti da tutto il mondo; ti fa crescere, ti permette di conoscere e condividere passioni . È un’occasione unica che rifarei e che consiglio a tutti.

A.S.

All’incirca un anno fa ho maturato la decisione di partire per l’Erasmus.

L’idea di fondo era quella di percepire nuovi stimoli, immergermi in una cultura diversa e imparare una nuova lingua. La meta prescelta è stata Granada, una graziosissima cittadina universitaria a sud della Spagna, piccola, piena di storia e dominata dall’alto da un’imponente struttura chiamata Alhambra.

Durante il mio percorso ho avuto modo, oltre che di conoscere moltissime persone, di mettere alla prova le mie capacità personali e didattiche. Nonostante i piccoli disagi del primo mese, riconducibili prevalentemente alla lingua straniera, senza dubbio quella appena vissuta è stata tra le esperienze migliori della mia vita. Le mie aspettative sono state di gran lunga superate. Le persone che ho conosciuto sono diventate i miei amici , i miei coinquilini, la mia famiglia.

Più passava il tempo più mi accorgevo di aver acquisito padronanza della lingua nonché  un autonomia e indipendenza che fino ad ora, vivendo con i miei ,  non avevo avuto modo di sperimentare. Dal punto di vista didattico non posso non ritenermi soddisfatta. I corsi erano ben organizzati e complementati da un’attività pratica comprendente laboratori , lavori di gruppo e esposizioni orali.

Questa avventura mi ha tenuta lontana da casa per ben dieci mesi ed ora che sono rientrata a Napoli posso dire, senza mezzi termini, che la rifarei con entusiasmo. L’esperienza Erasmus è stata per me una preziosa “finestra sul mondo”.

F.E.

Tirare le somme non mi è mai riuscito bene. Credo che qualsiasi storia, per il semplice fatto di essere un riassunto, porta con se’ l’arroganza di sapere cosa vale la pena raccontare e cosa può essere omesso. Non so bene dove, ma ogni istante degli ultimi nove mesi è marchiato a fuoco nella mia persona. Non avevo idea di cosa mi aspettasse e non avrei potuto immaginarlo. La prima cosa che mi viene in mente è forse la lezione più importante che abbia imparato: mai smettere di muoversi. Inutile precisare che non mi pento assolutamente di essere partita, di aver cambiato aria, di aver portato con me l’essenziale cambiando tutto il resto. Non avevo mai vissuto fuori di casa, lontano da tutto quello cui ero abituata. Ho provato a scrivere giorno per giorno cercando di non dimenticare nulla, ma non ho scritto tutto quello che volevo, anzi, mi manca il meglio, che ho vissuto senza avere il tempo di scrivere. Però so che è dentro di me e mi ha cambiato. Un’altra lezione è il silenzio. Avere solo se stessi. E ascoltare, osservare. Il rapporto con un paese che parla in un’altra lingua mi ha aiutato paradossalmente a esprimermi meglio, più direttamente, più precisamente. Per necessità. Ho fatto attenzione soprattutto alle espressioni dialettali, che lasciano trasparire la vera anima di un popolo. Continuo a volte a pensare in spagnolo e alcune parole si mischiano nei miei discorsi. Una realtà differente anche dal punto di vista universitario mi ha fatto riflettere molto. Il rapporto alla pari con i professori, tutti a servizio della scienza, laboratori concreti, ore cercando una soluzione ad un problema reale, sapere che i dati dei miei esperimenti contribuiranno anche in minima parte al lavoro del mio professore, mi ha fatto riscoprire il motivo per cui ho scelto la biologia. La mia insaziabile curiosità. Adoro molte cose dell’università italiana, che all’estero non ho trovato, che fanno dei ragazzi italiani i maggiormente apprezzati nel mondo. Noi lavoriamo durante tutta la nostra formazione accademica sulla conoscenza. Accumuliamo dati e informazioni per lavorare con il nostro cervello come con un computer. Foglio e penna e risolviamo i problemi. Ci arriviamo, ragioniamo, ci affezioniamo ai libri. Sappiamo il perché delle cose che abbiamo studiato. E lo dobbiamo alla preparazione “vecchia scuola” della maggior parte dei nostri professori, che sono, in teoria, delle enciclopedie. Motivo per cui raggiungere un rapporto alla “pari” è così difficile y cuesta trabajo. Come dire, una considerazione da parte loro va guadagnata. Mi rendo conto che non per tutti sarà così, ma la vita accademica, universitaria, il rispetto per la conoscenza e il lavoro che va fatto per raggiungere una certa competenza, io lo rispetto e lo tengo in grande considerazione. In spagna ho visto un altro aspetto di tutta la faccenda, più pratico, più improntato sulla prospettiva del mondo lavorativo. Noi cerchiamo di fare del nostro cervello un computer, loro il computer lo sanno usare. motori di ricerca, programmi informatici, attrezzature di laboratorio. Lì i professori con una trasparenza totale mi hanno detto a volte di non saper rispondere a qualche domanda, ma che mi avrebbero mandato una mail con la risposta che cercavo e di lì a mezz’ora avevo le informazioni che mi servivano. Ho fatto dei lavori, delle ricerche, delle relazioni di laboratorio contando sulla mia capacità di ragionare, di pensare, di inventare nuove soluzioni. Senza informazioni preconfezionate. Ho imparato a scrivere una bibliografia in maniera accurata, ho avuto accesso ad archivi e ad articoli solo perché la mia curiosità lo richiedeva. Mi hanno dato una fiducia che non è riservata a tutti qui in Italia. Ho visto di nuovo la biologia come qualcosa di vivo, di utile, di bello. Qualcosa da tenere in considerazione. Potrei parlare tantissimo di queste e altre differenze, quello che voglio però sottolineare è che sono grata adesso di avere in me due modi distinti e complementari di approcciarmi allo studio. E ora confido più in me e nel mio futuro.

Dal punto di vista più intimo e personale è stata un’occasione per conoscermi, per stare con me. Svegliarsi ogni mattina sapendo di dover creare la mia vita, contando solo sulle mie forze. Mi sono ascoltata, riordinando le mie priorità. Avevo paura di lasciare lì quello che ero diventata, avevo paura che l’energia ogni mattina me la desse quella città, la cattedrale, il fiume, i giardini, il sole. Vivere in un ambiente pulito e ordinato motiva infinitamente le persone. E sapevo che mi sarebbe mancato al mio ritorno. Ma non ho più questa paura. Porto con me immagini e sensazioni indimenticabili. E ho lasciato qualcosa lì, a qualcuno, che spero se ne prenderà cura. Penserò a loro quando avrò paura. Ai loro occhi e ai loro pensieri. Ai loro sorrisi e al mio nel loro. Mi hanno mostrato il mio valore, sono tornata a desiderare e a lottare per quello che voglio. Gli devo tanto, tantissimo. Per loro ho dovuto fermarmi, ascoltarmi. Pensare alle conseguenze, fare progetti. Ho trovato casa in me stessa. E so che sarà con me ovunque andrò, la mia casa ora è il mondo.

M.M.

Compilare la domanda per una borsa di studio Erasmus è stata una scelta avvenuta un po’ per caso e scoprire di avere ottenuto la possibilità di partire mi ha reso veramente entusiasta ma allo stesso tempo spaventata. Uno dei miei desideri era vivere un’esperienza all’estero e soprattutto in Francia. Il primo mese è stata davvero dura; ritrovarsi da un giorno all’altro a vivere da sola, dover pensare a tutto, abituarsi ad un sistema universitario e un modo di vivere totalmente diverso dal nostro, comunicare e farsi capire in lingua francese non è stato per nulla semplice. Dopo un periodo iniziale in cui pensavo di aver fatto una scelta affrettata e sbagliata, pian piano ho cominciato davvero ad apprezzare la città in cui mi trovavo. Una città come Strasburgo, che rappresenta il centro dell’Europa, credo sia la città ideale dove vivere un’esperienza Erasmus. Una città in cui il campus universitario si trova nei pressi del centro, in cui tutto funziona e tutto è pensato per la vita di uno studente.  Una città in cui il veicolo per eccellenza, in qualsiasi periodo dell’anno, è la bicicletta, una città sicura in cui regna la tranquillità e la libertà, insomma una città dove tutto è perfetto. Non avrei mai immaginato di poter amare così  tanto una città in cui il clima, per lo più in inverno non è dei migliori, così piccola rispetto a Napoli e soprattutto una città senza mare. Vivere in una residenza universitaria, in un paese straniero, lontano dalla famiglia, significa anche crearsi un’altra “famiglia” con cui condividi gran parte della giornata, condividi ambienti comuni, momenti che non dimenticherai mai, diventa un punto di riferimento, un punto di forza che ti permette di andare avanti in questa avventura decisamente unica. Ho avuto l’opportunità di conoscere persone di nazionalità, cultura e religione diverse, di apprendere come si vive in altre parti del mondo, di conoscere diversi modi di pensare e di agire. Tutto ciò mi ha arricchito tantissimo soprattutto da un punto di vista personale. Oltre ad essere una vera e propria esperienza di vita è un’esperienza altamente formativa. Ho riscontrato ciò soprattutto nel laboratorio in cui ho svolto la mia attività di tesi. Oltre ad essere disponibili e gentili con me, mi hanno permesso di apprendere tantissimo, dalle cose più semplici alle più complicate, e sono stati sempre attenti e premurosi nei miei confronti. Ho trovato questa avventura davvero costruttiva in quanto mi ha dato la possibilità non solo di imparare ma anche di crescere, di maturare, di conoscere vari aspetti della vita. Nonostante tutte le difficoltà incontrate, soprattutto il primo semestre nel seguire i corsi e sostenere gli esami, consiglio vivamente a tutti gli studenti di vivere un’avventura come questa. Ci vuole coraggio, non pensarci molto, decidere e partire. Vivere da solo, viaggiare, affrontare le difficoltà giorno dopo giorno e avere delle responsabilità permette di avere una visione del mondo differente e permette di acquisire sicurezza in se stessi. Ciò che mi resta è un bagaglio culturale più pieno e un’infinità di ricordi e di esperienze vissute che mi accompagneranno nell’affrontare la vita di tutti i giorni.

  1. P.

L’erasmus: si conosce solo la meta di arrivo e niente altro. Si parte quasi allo sbaraglio, con molti dubbi e incertezze ma comunque con la voglia di farsi un’avventura e un’esperienza di vita molto importante. Infatti,  partendo lasci tutte le tue certezze e sicurezze per metterti veramente alla prova. Per quanto mi riguarda  è andata molto bene e sicuramente metterei la firma per rifarla.

Penso che Alcalà sia proprio una bella meta. E’ una città non molto grande, ma molto accogliente e sicura,,città decisamente universitaria. E’ a 20 km da Madrid, ben collegata alla capitale spagnola, la si può raggiungere in 40 minuti di treno. Rispetto per esempio a Madrid, o altre grandi città spagnole che accolgono migliaia di studenti erasmus, il bello di Alcalà è che alla fine poi ci si conosce quasi tutti e quindi uscendo la sera o andando all’ università si forma subito una grande famiglia.

Il bello dell’erasmus è che fai proprio in fretta a integrarti  anche perchè tutti ti danno una mano aiutandoti a  non sentirti solo. La ricerca dell’appartamento è una cosa cruciale. Il mio consiglio è di rischiare e – soprattutto – non andare in casa con altri italiani, cercare di vivere con altri studenti di altre nazionalità e magari con qualche spagnolo, così apprenderete meglio lo spagnolo!

Ho legato molto con i miei coinquilini, e per un anno, sono diventati la mia famiglia, ci sono loro quando hai bisogno di aiuto o ti senti solo. Per la casa ho ricevuto una lista di numeri di telefono di appartamenti con prezzi e servizi direttamente dall’officina relazioni internazionali a plaza Cervantes, ci ho messo una giornata intera per trovare quella di mio interesse.

Come ogni erasmus che si rispetti ci sono feste tutte le sere ma che è meglio perdersene qualcuna se si vuole fare qualche esame. Si possono fare viaggi in tutta la Spagna organizzati proprio dal programma erasmus e feste a tema.

Per quanto riguarda gli esami dovete sapere che le dicerie che in erasmus tutti passano gli esami non è proprio vera! Ho passato tutti gli esami, ovviamente ho studiato abbastanza senza comunque rinunciare alle uscite, basta solo non esagerare; quindi il mio consiglio è di non prenderla troppo alla leggera, presentatevi dal professore all’inizio del corso e andate sempre a lezione chiedendo delucidazioni e ,se non capite, saranno tutti disponibili ad aiutarvi!!

Il mio consiglio è quindi di partire assolutamente da soli per poter vivere a 360 gradi tutto quello che ti può dare questa esperienza. Credo che solo chi la vive può capire, non ci sono parole per descriverla, forse solo una INOVIDABLE.

A.E.T.

Decidere di trascorrere un periodo di studi all’estero è stata una decisione rapida e presa quasi senza rifletterci molto; ho sempre desiderato partire per un periodo e affrontare una realtà completamente diversa e la possibilità di partecipare al bando Erasmus mi è sembrata l’occasione giusta. Quando poi è stata resa pubblica la graduatoria e ho dovuto decidere la meta, la mia scelta è caduta su Aarhus, piccola cittadina danese, perché tra le altre cose mi offriva la possibilità di migliorare la lingua inglese.

In realtà ad essere sinceri, man mano che si avvicinava la data della partenza cominciavo a diventare ansiosa e mille preoccupazioni mi affollavano la testa. Sarò capace di vivere lì da sola? Riuscirò a farmi capire e a fare gli esami? Non potrò mai dimenticarmi il giorno della partenza, le mie sensazioni e le mie emozioni; salutare le persone a me care è stata di gran lunga la cosa più difficile, ma si sa “cosa fatta, capo ha”, per cui non rimaneva altro da fare che imbarcarsi.

Appena sono arrivata l’ansia ha cominciato un po’ a diminuire e io a sentirmi sollevata; la mia tutor danese, una ragazza molto carina della mia età che studiava biologia, mi è venuta a prendere ed a accompagnare a casa e mi ha fatto compagnia per tutto il weekend facendomi girare la città. Non potevo veramente chiedere di meglio!!

Certo l’ambientarsi lì da parte mia ha richiesto un po’ di tempo; mi sono dovuta abituare  ai ritmi e agli usi del posto: sveglia molto presto, duro lavoro durante la settimana, e tanto, ma tanto divertimento durante il weekend.

Anche imparare a vivere da sola è stata un’esperienza: fare la spesa, cucinare, pulire la casa, sono cose che ho imparato a fare lì e che sicuramente mi hanno resa più completa ed autonoma.

L’università era bellissima, un intero campus comprendente tutte le facoltà scientifiche, posto all’interno di un parco grandissimo con annesso anche un lago. Uno spettacolo!; la mattina molto spesso incontravo persone mentre facevano jogging! Con i corsi all’inizio ho avuto un po’ di problemi in quanto si svolgevano diversamente dai nostri; questi, infatti, richiedevano una maggiore partecipazione in classe e un assegno di compiti da svolgere a casa giornalmente. Le ore in classe in cui i professori tenevano le lezioni erano distribuite in modo tale che per metà i professori spiegavano e per l’altra metà noi alunni dovevamo affrontare vari temi discutendo tra di noi, rispondendo a varie domande e in genere partecipando attivamente in classe. Potete immaginare la mia ansia quando ho dovuto esporre in inglese una mia presentazione power point davanti a tutta la classe…sarei voluta sprofondare! Ma alla fine oltre a sopravvivere, ho cominciato a abituarmi e a individuare vari aspetti positivi, primo tra tutti quello di confrontarmi in classe con i miei compagni e di chiarire nell’immediato eventuali incomprensioni della lezione avuta.

Non sono mancati i momenti in cui ha avuto il sopravvento la nostalgia di casa, delle cose familiari, della quotidianità dove tutto è più o meno uguale e quindi sotto controllo. Ma questi momenti si superano facilmente pesando che ci sono tanti ragazzi che si trovano nella nostra stessa situazione e con cui supportarsi…e poi grazie a Skype non è più possibile sentirsi soli.

Nel complesso è stata un’esperienza estremamente positiva, ho imparato ad affrontare situazioni diverse, talvolta complicate e soprattutto a basarmi solo sulle mie forze e credo che questa sia una qualità indispensabile nella vita che si possa acquisire solo trascorrendo un periodo all’estero e mettendosi così alla prova.

Consiglio, quindi, a tutti di partecipare al bando Erasmus e di partire; se la birra e la natura sono aspetti di una città che vi piacciono, Aarhus è la città giusta per voi.

A.P.