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Sergio ESPOSITO

Professore Associato di Fisiologia Vegetale (BIO/04)

Sergio ESPOSITO - Professore Associato di Fisiologia Vegetale (BIO/04) Dipartimento di Biologia - Università degli Studi di Napoli Federico II

Progetti di ricerca

La ricerca del gruppo diretto dal prof. Esposito è principalmente focalizzata sulla regolazione degli enzimi del metabolismo basale della cellula vegetale. In particolar modo la principale linea di ricerca riguarda la descrizione, purificazione e caratterizzazione della glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PDH). In particolare l’interesse è stato rivolto agli effetti dello stress in piante coltivate (orzo, gbrano, pomodoro, lattuga, e altri), alberi (pioppo) e alghe, nello studio degli effetti di stress nutrizionali, e abiotici, e il coinvolgimento delle diverse isoforme della g6PDH nel rifornimento di equivalent riducenti come il NAPDH, al fine di contrastare lo stress ossidativo indotto dai differenti stress. In questo contesto le isoforme della G6PD sono state isolate da tessuti vegetali, sequenziate, e prodotte proteine ricombinanti, le cui caratteristiche cinetiche sono state descritte nei dettagli. Proteine mutagenizzate sono state e sono attualmente studiate per chiarire la regolazione di questi enzimi da tioredossine e altri modulatori del metabolismo cellulare. La localizzazione subcellulare delle varie isoforme è studiata mediante GFP-OFP con microscopia confocale.

Un’altra linea di ricerca riguarda lo studio degli effetti dell’inquinamento da metalli pesanti in briofite e piante superiori. Tali effetti, causati dall’inquinamento di tipo antropico, sono stati simulati in vitro in condizioni controllate, e poi verificati esponendo “nylon bags” sia all’inquinamento atmosferico cittadino, sia in acque di fiumi campani ad elevato livello di inquinamento, come il fiume Sarno, e il torrente Savone. Questo studio ha messo in relazione i danni morfologici e ultrastrutturali con aspetti biochimici e fisiologici, e in particolare con l’aumento della presenza delle Heat Shock Proteins 70, così da proporre questi chaperoni molecolari quali indicatori dell’inquinamento da metalli pesanti in aree soggette a un forte impatto antropico.